La barzelletta del cane che supera il colloquio di lavoro: non riuscirai a smettere di ridere

Ridere fa bene, lo sappiamo tutti. Ma perché ridiamo? La scienza ha una risposta precisa: il cervello umano ride quando percepisce un’incongruenza risolta, ovvero quando qualcosa di inaspettato si rivela improvvisamente sensato in modo assurdo. È la teoria dell’incongruenza, la più accreditata tra i neuroscienziati. E non siamo soli: anche i ratti, i scimpanzé e persino i cani producono qualcosa di simile alla risata quando giocano. Insomma, l’umorismo non è solo roba nostra.

Nel corso della storia, il senso dell’umorismo si è trasformato radicalmente. Gli antichi Romani, per esempio, erano maestri dell’ironia politica e della satira sociale: si rideva dei potenti, dei parassiti, dei mariti traditi e delle professioni considerate “basse”. Persino Cicerone aveva una teoria sulla battuta perfetta. Oggi ridiamo di situazioni quotidiane, di assurdità logiche, di animali che fanno cose improbabili. Come quello che stai per incontrare.

La barzelletta: il cane tuttofare

Un’agenzia di viaggi è alla ricerca di un nuovo collaboratore. Sulla vetrina campeggia un cartello:

“CERCASI COLLABORATORE. Competenze richieste: saper utilizzare il computer e conoscenza di due lingue.”

Poco tempo dopo, un cane appare trottando sul marciapiede. Si ferma davanti al cartello, lo legge attentamente, poi entra nell’agenzia e comincia a fissare l’uomo dietro al bancone. Scodinzola un po’, torna al cartello, abbaia un paio di volte e torna a fissare l’uomo.

L’uomo, superata l’iniziale incredulità, capisce le intenzioni del cane:

«Mi spiace caro cagnolino, ma stiamo cercando qualcuno che sia in grado di digitare al computer.»

Il cane si dirige verso il computer accanto al bancone e scrive una pagina intera, senza un solo errore.

«Sorprendente! Ma vedi, abbiamo bisogno di qualcuno che sappia usare anche la fotocopiatrice.»

Il cane si avvicina alla fotocopiatrice e la fa funzionare senza il minimo problema.

«Accidenti, sei davvero straordinario! Mi hai sorpreso, bravo! C’è però un ultimo ostacolo: il cartello dice che cerchiamo qualcuno che parli due lingue.»

Il cane si siede, guarda l’uomo dritto negli occhi e fa:

«MIAO!»

Perché fa ridere?

Eccola, l’incongruenza risolta di cui parlavamo all’inizio. Per tutta la barzelletta il cane si comporta come un candidato umano competente e preparato. Il cervello dello spettatore si aspetta una risposta in due lingue straniere, magari inglese e spagnolo. Invece arriva il colpo di scena finale: il cane “parla” due lingue sì, ma quella del cane e quella del gatto. Tecnicamente, il requisito è soddisfatto. Ed è proprio questo che fa scattare la risata: la logica è impeccabile, ma completamente fuori dal mondo.

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