Ridere è una delle attività più antiche e universali dell’essere umano, eppure la scienza fatica ancora a spiegarne completamente i meccanismi. Gli studi di psicologia cognitiva suggeriscono che ridiamo quando percepiamo un’incongruenza tra ciò che ci aspettiamo e ciò che accade davvero: è il cosiddetto “effetto sorpresa” che scatta nel cervello come un cortocircuito piacevole. Non siamo soli in questo: anche i ratti, secondo alcune ricerche, emettono ultrasuoni simili alle risate quando vengono solleticati. I delfini e gli scimpanzé, poi, mostrano comportamenti inequivocabilmente ludici che richiamano l’ilarità umana. Quanto alla storia, l’approccio alla risata è cambiato radicalmente nel tempo. Gli Antichi Romani ridevano soprattutto dei “diversi”: disabili fisici, stranieri goffi, schiavi maldestri. Una comicità che oggi faremmo fatica a digerire con il caffè. Per fortuna, nei secoli successivi, l’umorismo si è affinato, spostando il bersaglio dall’altro verso le situazioni assurde e le contraddizioni della vita quotidiana. Ed è esattamente qui che si inserisce la barzelletta di oggi.
La barzelletta sulla macchina nuova
Un gruppo di amici si ritrova al bar. Giovanni, che ha appena comprato la macchina nuova, arriva raggiante:
– Ragazzi, che macchina! Che macchina! Ho fatto Milano-Varese in 18 minuti!
Il giorno dopo, ancora lui:
– Ragazzi, che macchina! Che macchina! Ho fatto Milano-Varese in 16 minuti!
Il giorno seguente, puntuale come un orologio svizzero:
– Ragazzi, che macchina! Che macchina! Ho fatto Milano-Varese in 14 minuti!
Dopo due giorni di silenzio, gli amici gli chiedono:
– Ehi, Giovanni, e la macchina, come va?
– L’ho venduta!
– Venduta?! Perché?!
– Eh perché… io cosa ci andavo a fare tutti i giorni a Varese?
Perché fa ridere?
Questa barzelletta è un piccolo capolavoro di logica assurda applicata alla vita reale. Giovanni non si accorge che il problema non è la macchina, ma lui stesso: ossessionato dal battere il proprio record, ha trasformato un viaggio senza senso in una routine compulsiva. Il colpo di scena finale ribalta completamente la prospettiva: ci aspettavamo che la macchina avesse avuto un guasto, che fosse troppo costosa o che lo avesse tradito in autostrada. Invece no. Semplicemente, Giovanni ha smesso di andare a Varese perché non aveva nessun motivo valido per andarci — e solo adesso se ne rende conto. È il trionfo dell’inconsapevolezza umana, quella piccola cecità quotidiana che ci fa correre velocissimi… verso il nulla.
